Educazione finanziaria

La Fondazione Adventum si occupa anche di sensibilizzazione e formazione promuovendo azioni mirate a educare alla legalità e all’uso responsabile del denaro, aiutando gli utenti a ristrutturare la gestione del bilancio familiare.

La fondazione si rivolge anche alle giovani generazioni, attraverso il linguaggio artistico del teatro e a laboratori interattivi, incontrando gli studenti delle scuole superiori per parlare di sovraindebitamento e usura e di come una corretta gestione del denaro sia la chiave per evitarli entrambi.

L’attività della Fondazione Adventum raccontata direttamente dalle persone che in essa hanno trovato un aiuto attraverso l’ascolto e l’informazione, cercando insieme una soluzione finanziaria ai problemi economici.

Conosci le storie di coloro che chiedono aiuto per rimettere in piedi la propria vita. Queste persone hanno trovato nella Fondazione Adventum una casa.

Per saperne di più

Secondo la definizione dell’OCSE, “l’educazione finanziaria è un processo attraverso il quale i consumatori, i risparmiatori e gli investitori migliorano le loro capacità di comprensione dei prodotti finanziari e dei concetti che ne sono alla base e attraverso istruzioni, informazioni, consigli sviluppano attitudini e conoscenze atte a comprendere i rischi e le opportunità di fare scelte informate, dove ricevere supporto o aiuto per realizzare tali scelte e per le azioni da intraprendere per migliorare il proprio stato e il livello di protezione”.

La preparazione finanziaria dei cittadini è un elemento essenziale per la prosperità eco- nomica di un Paese ed è tanto più essenziale se alla sua diffusione contribuisce un’azione sinergica che coinvolga tutti gli attori del sistema economico: enti regolatori, industria ban- caria e finanziaria, media, sistema scolastico e associazioni di consumatori. D’altra parte, per quanto siano in continuo aumento gli interventi normativi e formativi organizzati a livello comunitario e istituzionale, nel nostro Paese la cultura finanziaria, intesa sinteti- camente come la capacità del cittadino medio di saper districarsi con prontezza tra gli strumenti finanziari più diffusi, è ancora un obiettivo da acquisire. Gli ultimi anni hanno visto aumentare la complessità dell’orientamento e delle scelte fi- nanziarie a carico delle persone, a causa dei profondi cambiamenti verificatisi nel settore dei servizi finanziari destinati alle famiglie e alle imprese, con un’offerta sempre più seg- mentata e specializzata e con una gamma di prodotti (conto corrente, bancomat, carta di credito, mutuo, prestito personale, RC auto, RC capofamiglia, polizza vita e infortuni, po- lizza malattia, risparmio/investimento) che, avendo oramai una diffusione capillare, sono spesso scelti in modo non oculato né tempestivo. In questo quadro, è necessario attivare ed alimentare un nuovo fronte di alfabetizzazione che aiuti i cittadini risparmiatori ad acquisire le nozioni di carattere economico-finanziario indispensabili per gestire al meglio le proprie risorse. A tal fine, occorre agire su due fronti: da un lato, questi temi vanno presentati come un elemento centrale della crescita quotidiana degli nostri studenti, per metterli in grado di sviluppare una maggiore consapevolezza al fine di affrontare nel migliore dei modi le scel- te per il proprio futuro, diventando cittadini responsabili; dall’altro, sono gli stessi docenti che devono acquisire le nozioni necessarie per introdurre questi temi nella vita scolastica di tutti i giorni, per approfondire gli argomenti basilari dell’economia in classe, facendone percepire la quotidianità e la diffusione nella vita di tutti.

L’alfabetizzazione economico-finanziaria continua a essere il tallone d’Achille del nostro Paese. Un’indagine di Standard & Poor’s rivela come l’Italia sia fanalino di coda tra i Paesi avanzati, con quasi due italiani su tre non siano in grado di dare la risposta corretta a quesiti elementari sui temi economico-finanziari. Il nostro Paese si conferma ultimo, tra le economie del G7, in termini di alfabetizzazione finanziaria. E i nostri studenti si posizionano al penultimo posto in uno studio dell’Ocse tra 18 Paesi.

Negli ultimi anni, qualcosa è stato fatto, ma non è ancora abbastanza. Con un emendamento al decreto “Salva Risparmio” del 2017, che ha stanziato 1 milione di euro, è stato istituito il Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, diretto dall’economista Annamaria Lusardi, più dieci membri nominati da Ministero del Tesoro, Ministero dell’Istruzione, Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero del Lavoro, Bankitalia, Consob, Ivass, Covip, Ocf e Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti. L’obiettivo è quello di «programmare e promuovere iniziative di sensibilizzazione ed educazione finanziaria per migliorare in modo misurabile le competenze dei cittadini italiani in materia di risparmio, investimenti, previdenza, assicurazione».

Ad oggi, l’offerta di alfabetizzazione in campo finanziario in Italia sta crescendo, ma resta ancora frammentaria. Ci sono oltre 250 soggetti che se ne occupano e altrettante iniziative, ma si tratta di esperienze legate a singoli. Iniziative sperimentali e non strutturali, che sono quelle di cui invece avremmo bisogno. A partire proprio dall’introduzione dell’educazione finanziaria nei programmi scolastici, alla pari di materie come la matematica, l’italiano o l’inglese. È dal 2005 che l’Ocse raccomanda quanto la scuola debba rappresentare un canale privilegiato per l’educazione finanziaria. Questo per i futuri risparmiatori. Ma bisogna anche pensare a chi è già adulto, con iniziative che tutelino e guidino le scelte di investimento.

Anche perché, come spiega proprio un articolo scritto da Lusardi, insieme a Pierre-Carl Michaud e Olivia S. Mitchell, pubblicato sul Journal of Political Economy, il 30-40% della disuguaglianza in termini di ricchezza accumulata nel corso della vita può essere spiegata dalle differenze nella conoscenza finanziaria. L’eliminazione delle disuguaglianze passano anche dall’ora di educazione finanziaria a scuola. Perché non introdurla?