Antiusura

Essere sopraffatti dai debiti e l’impossibilità di accedere al credito, possono indurre la persona a cadere sotto usura, cioè del prestito di denaro con applicazione illegale degli interessi. L’usurato, spesso inconsapevolmente, accetta la proposta allettante di ricevere soldi subito e senza fornire nessun tipo di garanzia, ma con un tasso di interesse notevolmente superiore ai tassi soglia, non rendendosi conto che, quasi sempre, l’usuraio mira al suo intero patrimonio.

La Fondazione Adventum può intervenire rendendo di nuovo possibile la concessione di un prestito bancario grazie ai fondi di garanzia previsti dall’art. 15 della Legge 108/96.

L’attività della Fondazione Adventum raccontata direttamente dalle persone che in essa hanno trovato un aiuto attraverso l’ascolto e l’informazione, cercando insieme una soluzione finanziaria ai problemi economici.

Conosci le storie di coloro che chiedono aiuto per rimettere in piedi la propria vita. Queste persone hanno trovato nella Fondazione Adventum una casa.

Per saperne di più

Nel linguaggio comune si parla di usura come di un fenomeno, quindi un’anomalia che si manifesta e si percepisce all’improvviso, o di una piaga, una ferita che tormenta.

I due termini connotano immediatamente l’usura nell’ambito di problemi sociali antichi, quasi endemici del vivere in comunità e la maggior parte delle pubblicazioni e degli articoli inerenti all’usura datano le sue prime descrizioni già ai tempi dell’Antico Testamento biblico. Usura, quindi, come una delle espressioni delle pratiche immorali, e come tale negli ambiti religiosi è stata sempre definita e gestita. Ma l’espandersi dei numeri dell’usura e la sua manifestazione diversificata, dai singoli lavoratori alle imprese, hanno portato la società civile italiana a gestirla come reato perseguibile penalmente e a emanare una Legge, la 108/96, che definisce usuraio chi “si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, da soggetto in condizioni di difficoltà economica o finanziaria, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e ai tassi praticati per operazioni similari dal sistema bancario e finanziario, risultano sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità…”.

La legge non esprime una definizione semplice e immediata del termine usura il cui primo carattere somatico, quasi un ossimoro, è la sua invisibilità, una vita nel sommerso, e il secondo carattere, come un gemello siamese, è il silenzio. L’usura vive e sopravvive solo se nascosta e un rapporto usurario ha la sua profonda identità in tutto quel non detto fra i suoi protagonisti, nell’occultamento della verità: del vero tasso di interesse, del vero obiettivo dell’usuraio, della vera condizione economica dell’usurato che si illude di poter pagare, del vero motivo della sua prostrazione.

Questa non immediata definizione dell’usura proviene anche dalla molteplicità di situazioni che possono portare la persona o l’impresa in stato di bisogno finanziario ed economico tali da chiedere denaro in prestito a tassi illegali. Cause di natura personale, come una obiettiva scarsa capacità di gestire le proprie risorse con equilibrio, sopravalutandole o sottovalutando gli imprevisti di qualsiasi entità, o dipendenze di varia natura. Cause di natura oggettiva, come la perdita del lavoro, una malattia, una separazione con conseguente privazione di reddito, un improvviso calo di domanda per una piccola o media impresa. Si tratta comunque di situazioni nuove che portano a una netta diminuzione del reddito in concomitanza di debiti.

Che questi siano costituiti da bollette arretrate, o rate di prestiti, o ingenti fidi bancari o debiti con fornitori, il potenziale usurato è una persona che percepisce la realtà con disagio assoluto perché non trova chi gli offre credito. La sua sensazione netta è di trovarsi con le spalle al muro, fino a chinarsi nell’isolamento, nell’ombra.

L’usura, ancor prima che al bisogno di denaro, soddisfa in realtà una richiesta di estrema urgenza. Fornisce denaro in tempi velocissimi, anche ventiquattro ore, chiedendo in garanzia soltanto preziosi, assegni, cambiali in primissima battuta, tacitando così quel lecito sospetto più o meno presente nella mente dell’usurato, ma mirando a maggiori e determinanti garanzie utili alla sua sopravvivenza come immobili, quote di società, attività imprenditoriali vere e proprie, ottenendoli con un’abile gestione dei tassi di interessi che vanno dal 120% annuo al 1.500% annui.

L’usurato rimane vittima di un rapporto dai valori estremamente falsati in cui cade progressivamente e che lo rende in modo quasi letterale un burattino mosso da più mani. Lo stesso usuraio infatti può far ricorso ad altre organizzazioni per soddisfare richieste ingenti in un labirinto di interessi e di ruoli. La compagine dell’usura si delinea sempre di più in figure e professionisti apparentemente sicuri e affidabili, persone che conoscono meccanismi e regole del credito legale e l’andamento del suo mercato, per arrivare a vere e proprie società di intermediazione finanziaria.

Ancora una volta, l’invisibilità dell’usura gioca un ruolo preponderante anche nel rilevare dei dati statistici che non possono che essere parziali perché basati solo sulle denunce, rappresentando quindi la punta dell’iceberg del fenomeno; dall’entrata in vigore della L. 108/96 le denunce hanno subito un calo, segnalando che i tempi giudiziari e le condanne incerte non offrono sicurezza alle vittime e forzando inevitabilmente i propositi comuni a dover rendere la denuncia un fatto conveniente, in termini soprattutto di risposta giudiziaria.

Continuando con i dati si può parlare di prevenzione – termine chiave per l’usura – con delle proiezioni sull’esposizione al rischio di usura nelle aree dove, tra i fattori rilevanti, è più diffusa la disoccupazione, si hanno meno sportelli bancari, il reddito pro-capite è più basso e vi è una storica presenza di criminalità. Maggiormente a rischio sono le province del Sud d’Italia e del basso Lazio. L’aspetto vischioso dell’usura ha portato il mondo associazionistico, nato pressoché nei primi anni novanta, a concentrarsi sulla prevenzione, parlando del fenomeno stanandolo dall’oscurità, portando alla luce i temi della sana gestione del denaro, dei rischi del sovraindebitamento, dell’importanza di valutare le proprie risorse in termini obiettivi e proiettivi, assumendo quindi un ruolo di vero e proprio sostegno.

Associazioni e fondazioni antiusura, in un percorso a ritroso, offrono un lavoro di accompagnamento alla denuncia, opponendosi quindi alla solitudine della vittima di usura, o percorrono con il sovraindebitato il tratto di strada necessario e riguardare la propria situazione finanziaria e ad adattarla, non senza rinunce a volte, alla realtà. Le misure di contrasto al fenomeno usura nascono necessariamente dall’informazione e dalla sinergia tra forze dello Stato, mondo associazionistico e mondo bancario, in un dialogo fra le parti che non può accusare alcun momento di rinuncia.